Treni tra bufale e miracoli

La foto di un migrante di colore di fronte ad una capotreno; l’accusa di essere senza biglietto; un accenno alla ragazza uccisa a Macerata e, infine, il commento, testuale: ecco un “esempio lampante della totale assenza di certezza della pena che il nostro Paese ha regalato a queste persone che non sono più disponibile a chiamare rifugiati”. Apriti cielo: giù con migliaia di condivisioni e indignazione in poche ore, facendo diventare virale l’episodio. Peccato che era una bufala. Ad innescare il tutto, tale Luca Caruso che aveva pubblicato su Facebook la foto scattata sul Frecciarossa Roma-Milano, descrivendo una scena poi rivelatasi falsa. Per far luce sulla verità, ci è voluto un rapporto giurato di Trenitalia, redatto dalla stessa capotreno, la quale ha precisato che il ragazzo in un primo momento aveva effettivamente mostrato un tagliando non valido, ma che in seguito era saltato fuori quello corretto. La sua colpa? Non parlare italiano né inglese, non avere documenti e aver estratto il biglietto sbagliato. Oltre, ça va sans dire, l’avere un colore di pelle sbagliato in un Paese sbagliato.

Grande spavento e lieto fine qualche giorno fa, alla stazione della metro di Repubblica, a Milano, dove un bambino di due anni è sfuggito al controllo della donna che era con lui, presumibilmente la madre, e si è lanciato sui binari. Per fortuna, in quel momento non transitavano treni e il piccolo è stato salvato dall’intervento di un giovane che aveva assistito alla scena e si è precipitato anch’egli sulle rotaie. Un atto di vero coraggio, dal momento che il ragazzo non poteva certamente sapere che, dalle sale di controllo, il personale dell’Atm, l’Azienda milanese dei trasporti, pure aveva visto l’accaduto e bloccato l’arrivo dei treni attivando un comando d’emergenza. Il bambino è stato poi accompagnato in ospedale con leggere contusioni, chissà se ha compreso l’enormità del rischio corso.

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