Quando il curriculum fa la ruota (del pavone)

Master improbabili, lauree mai prese, specializzazioni fantasma. Nella piazza della politica non è raro scoprire che il curriculum nasconda qualche magagna, tra imprecisioni, ambiguità e totali falsità.

Tra i casi più recenti c’è quello del professor Giuseppe Conte, premier designato dal Movimento cinque Stelle e dalla Lega. Nelle credenziali curricolari di Conte, pubblicate sul sito dell’Associazione dei civilisti italiani, c’è scritto che ha ‘perfezionato i suoi studi’ alla New York University tra il 2008 e il 2009. Ma una portavoce dell’ateneo statunitense ha precisato al New York Times che il suo nome “non è negli archivi dell’ateneo, né come studente, né come membro di facoltà”, non escludendo però che Conte abbia “frequentato programmi di uno o due giorni, che non vengono registrati negli archivi”.

Non mancano i precedenti, come quello di Oscar Giannino che ‘scese in campo’ alle politiche 2013, vantando di aver conseguito un master alla Chigago University. A pochi giorni dalle elezioni la sonora smentita: lui, nell’ateneo di Chicago non aveva mai messo piede.

Il curriculum “macchiato” non risparmia neppure i politici esteri: è il caso di Karl Theodor zu Guttenberg, ministro della difesa del governo Merkel nel 2011. I media tedeschi scoprirono che aveva copiato e plagiato la sua tesi di dottorato, senza citare le fonti. Lo scandalo lo portò alle dimissioni immediate.

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