L’italian sounding dilaga, ma non fa sempre risparmiare [28/08]

FAKE: L’ITALIAN SOUNDING DILAGA, MA NON FA SEMPRE RISPARMIARE

Dalla “pizza carbonara” alla “mortadela siciliana”, fino al “sarvecchio” invece che “stravecchio”: suonano italiani, ma italiani chiaramente non sono. Eppure, ci cascano in molti. L’utilizzo improprio di nomi e immagini evocative del Belpaese, per convincere il consumatore ad acquistare prodotti di falso made in Italy, è cresciuto negli ultimi dieci anni del settanta percento. È quanto emerge dall’Indagine Duemiladiciotto sui prodotti alimentari fake, condotta dalle Camere di commercio italiane all’estero, con focus su Europa e Nord America. I prodotti più colpiti sono piatti pronti e surgelati, conserve e condimenti, latticini; molto imitati anche pasta, prodotti a base di carne e da forno. E attenzione, l’Italian Sounding non va sempre di pari passo con la convenienza di prezzo: l’indagine, infatti, rivela che in alcuni Paesi i prodotti fake possono costare più degli originali. Follie di mercato.

GOOD: A URBINO PRIMO CORSO SUI RISCHI DI MANIPOLAZIONE DEI MEDIA

Manipolazione dei media e fake news proliferano e il mondo dell’informazione si difende, anche nel livello, decisivo, dell’avvio alla professione. Sul tema, infatti, l’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino ha inserito nel suo piano di studi, per primo in Italia, dei seminari teorico-pratici che saranno tenuti da docenti del Laboratorio di ricerca sulla comunicazione avanzata dell’Università di Urbino “Carlo Bo”. Per un giornalista, il rischio d’incappare in notizie false è sempre esistito, ma ora, con il dilagare dei social, si è moltiplicato a dismisura: quindi, sarà sempre più importante sapersi districare in un mare di informazioni incontrollate, per poter decidere correttamente cosa divulgare.

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