La nascita della repubblica, un parto difficile

La parata militare ai Fori imperiali, la splendida cornice di Roma e le immancabili frecce tricolore. Il 2 giugno, Festa della Repubblica, viene vissuta dai più così, come una bella e solare ricorrenza dell’Italia.
Ma settantadue anni fa, il 2 giugno 1946, giorno del referendum istituzionale in cui milioni di italiani vennero chiamati alle urne per scegliere tra monarchia e repubblica, il clima era ben diverso. Nell’Italia devastata dalla guerra, con una guerra civile strisciante, le donne per la prima volta furono ammesse al voto. Il 54,3% degli elettori, oltre 12 milioni, scelse la Repubblica. In un’atmosfera di forti tensioni tra fazioni contrapposte si gridò ai brogli. Si disse che ci furono circa 2 milioni di voti in più, che molti ricevettero 2 o 3 certificati elettorali. Le cronache raccontano che furono dati per definitivi risultati elettorali ancora provvisori che costrinsero a mettere con le spalle al muro re Umberto II che scelse l’esilio. Ma c’è chi smonta l’ipotesi dei brogli (una fake news, si direbbe oggi): lo storico Giovanni Sabbatucci, sostiene infatti che spostare due milioni di voti, quelli che decretarono la vittoria della repubblica, avrebbe implicato una rete di complicità molto estesa e il coinvolgimento di un gran numero di persone. Inoltre la consistenza (nettamente maggioritaria) dei partiti repubblicani, eletti lo stesso giorno all’Assemblea Costituente, fa cadere del tutto, secondo Sabatucci, l’ipotesi di elezioni truccate.

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