Che cosa pensa (veramente) “Charlie Hebdo” dell’italia

A volte ritornano. Ricordate la vignetta falsamente attribuita a “Charlie Hebdo” che, pochi giorni dopo l’attentato nella sede del settimanale satirico francese, nel gennaio di tre anni fa, offendeva l’Italia? Ebbene, è ricomparsa su uno dei social più frequentati e, com’è ovvio, è lì per scatenare una nuova ondata di polemiche. Almeno fra chi ha la memoria corta o, all’epoca, non seppe della vicenda. La vignetta con il nostro Paese raffigurato nelle sembianze marroni di feci, con tanto di mosche e slogan “Italie merde”, esiste in quanto creata ad arte con comuni programmi di videografica e successiva diffusione via Internet, ma, come ha nuovamente sottolineato il sito “Bufale.net”, non è, almeno finora, una copertina di “Charlie Hebdo”. Motivo ispiratore del fake? Probabilmente, le attuali tensioni fra Italia e Francia in tema d’immigrazione. E se è vero che la libertà d’espressione va sempre difesa, forse ora ci vorrebbe una presa di posizione proprio di “Charlie Hebdo”. Un bel segnale contro il dilagante fenomeno delle offese via social arriva dalla Giustizia italiana: lo sa bene un quasi settantenne insegnante algherese, condannato con una multa di ottocento euro per alcuni commenti su Facebook, firmati cinque anni fa con lo pseudonimo “Sergio Volpe”, contro un’azienda olearia, che ora potrà chiedere i danni in sede civile e si è anche vista riconoscere una provvisionale di tremila euro. Il titolare aveva ritenuto le critiche del “Volpe” ben oltre il lecito, con parole false e destinate a creare un danno d’immagine presso una platea indeterminata di persone. Da lì l’esposto alla Procura, l’indagine della Polizia postale che è risalita all’autore del post, il processo e la condanna.

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